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Attività e Programmi Internazionali

L’Osservatorio Touring sul turismo scolastico (Massimiliano Vavassori)

Massimiliano Vavassori

     Il turismo scolastico è ancora oggi un ambito poco studiato e perlopiù trascurato dalle fonti statistiche ufficiali, nonostante la sua indiscutibile rilevanza economica e le indubbie potenzialità formative, spesso sottovalutate o non colte appieno dal mondo della scuola.
     Il Touring Club Italiano da sempre presidia questo tema perché costituisce un formidabile strumento di crescita sociale e culturale per i giovani che saranno i viaggiatori di domani.
È per questo motivo che, dal 2007, ha deciso di dare il proprio contributo di ricerca e analisi costituendo, attraverso il suo Centro Studi, un Osservatorio ad hoc che periodicamente monitora la domanda di viaggi scolastici per cogliere le tendenze in atto e le scelte effettuate dagli istituti superiori di secondo grado italiani che hanno aderito nel corso degli anni a questa iniziativa.
Nuovi giovani, nuova gita?
     Un aspetto da non sottovalutare, per verificare se e quanto il turismo scolastico risponda effettivamente ai bisogni conoscitivi ed educativi “contemporanei”, è che i ragazzi – in particolare nella fascia che va dai 15 ai vent’anni – sono ormai “consumatori” abituali di viaggi: non solo perché vanno in vacanza più spesso, anche autonomamente rispetto alla famiglia, ma perché le occasioni di per stare fuori casa si sono negli anni moltiplicate (scambi culturali, esperienze di studio/stage all’estero e così via).
     Il viaggio scolastico, dunque, non costituisce più, per buona parte della popolazione studentesca di oggi, “la” esperienza per antonomasia ma si giustappone alle altre esperienze turistiche. Questo impone, ed imporrà sempre più nei prossimi anni, un ripensamento del ruolo del viaggio di istruzione che dovrà in qualche modo trovare una nuova identità e un significato distintivo sia agli occhi dei ragazzi (per far sì che costituisca ancora un’esperienza interessante e che valga la pena di essere vissuta) sia per gli insegnanti (per poter raggiungere obiettivi formativi/educativi in linea con un contesto socioculturale in continua evoluzione).
     Ciò non significa, però, che il turismo scolastico sia attualmente un fenomeno di poco conto: nonostante mantenga ancora caratteristiche tradizionali, pur con le dovute eccezioni, ogni anno coinvolge circa 1,3 milioni di studenti degli istituti superiori di secondo grado – su un universo di 2,7 milioni – e genera un fatturato superiore ai 370 milioni di euro.
I dati dell’Osservatorio Touring
     Quali sono, dunque, le caratteristiche del turismo scolastico di oggi?
     Rispetto a qualche anno fa sicuramente le destinazioni estere hanno guadagnato terreno, complice anche la maggior disponibilità dei voli low cost che sembrano aver “conquistato” recentemente anche insegnati e genitori, spesso diffidenti soprattutto per questioni legate all’affidabilità del servizio offerto (sicurezza, ritardi ecc.).
     Ciò ha portato a una ripartizione sostanzialmente omogenea tra mete di viaggio italiane ed estere. In Italia, le preferite si confermano le classiche città d’arte: Roma, Venezia, Firenze e Napoli. Tra le straniere, invece, ai primi posti si trovano Praga, Barcellona, Berlino e Parigi.
     Per quanto riguarda la stagionalità, nonostante nell’ultimo decennio si sia assistito a un lento processo di ridistribuzione delle partenze, resta ancora fortissima la concentrazione dei viaggi tra marzo e aprile (quasi l’80% del totale) motivata in gran parte, oltre che da ragioni climatiche, soprattutto dagli impegni imposti dal calendario scolastico.
     Nonostante non sia sempre possibile individuare un nesso evidente tra programmazione scolastica e itinerario di viaggio – anche la fase di preparazione in classe non sembra avere in tutte le scuole monitorate la stessa importanza – i beni artistici e culturali restano l’”oggetto” principale attorno cui ruota il turismo scolastico: quasi la totalità dei viaggi riguarda infatti aspetti storico-artistici (90,9%) e il 44,2% è relativo alla conoscenza di culture straniere. A grande distanza seguono i viaggi a prevalente motivazione naturalistica (13,3%), scientifica (7,3%) e sportiva (2,4%).
     Lo stereotipo della “gita” è confermato anche dall’utilizzo dell’autobus come principale mezzo di trasporto (oltre il 60%), anche se negli ultimi anni l’aereo – come già accennato sopra – ha guadagnato posizioni grazie alla diffusione dei voli low cost.
     Stessa considerazione vale per l’alloggio: l’hotel, con una quota di oltre l’80%, si conferma la tipologia ricettiva preferita anche se è da rilevare il crescente interesse per i pernottamenti presso le famiglie, che riguarda, però, solo i viaggi all’estero e, soprattutto, nei Paesi anglosassoni.
     Infine, l’aspetto più problematico, che costituisce il vero vincolo non solo per la buona riuscita del viaggio ma anche per l’introduzione di elementi di maggior innovatività/qualità: il costo del pacchetto.
     Pur in presenza di (poche) situazioni “felici” in cui le scuole, attraverso fondi propri o di altri enti, riescono a garantire un cofinanziamento, seppur limitato, il costo resta tra le preoccupazioni principali degli insegnanti: mediamente per andare in gita si spende poco meno di 300 euro, con punte di quasi 350 per i viaggi all’estero (restano i più cari, nonostante i vettori low cost). Più economici, invece, i viaggi in Italia (circa 200 euro).
Qualche riflessione per il futuro
     Con l’attivazione dell’Osservatorio, il Touring intende anche proporre un nuovo modo di fare turismo scolastico che, secondo la sua idea, non può prescindere – per non risultare snaturato e perdere il valore intrinseco – dall’aspetto formativo.
     La formazione deve essere riportata al centro e rivolgersi, innanzitutto, agli insegnanti perché “sappiano viaggiare” e riescano a trasmettere questa vera e propria competenza agli studenti.
     Il viaggio non è solo una questione di destinazione ma anche, e soprattutto, di educazione. Occorre, cioè, rendere consapevoli gli studenti delle caratteristiche dei territori che si visitano (es. la loro fragilità ambientale, l’unicità dei siti culturali e dei beni storico-artistici, le peculiarità sociali ecc.) che impongono comportamenti e attenzioni differenti.
     Sempre per guardare al futuro, sarà sempre più importante ricercare una coerenza di fondo tra destinazioni scelte e programma di studi, individuando le mete in funzione del loro valore formativo e non tanto e solo della loro notorietà momentanea.
     Su queste basi, il turismo scolastico potrebbe puntare sulla ricerca di una maggiore autenticità, ovvero di luoghi e città che – pur con una storia importante da raccontare, coerente con il percorso formativo degli studenti – siano anche lontani dai circuiti più battuti o, più in generale, da quelle destinazioni che gli studenti possono visitare autonomamente.
Chiudiamo con una provocazione: perché, allora, non prediligere il “viaggio in Italia”? Può sembrare un ritorno al passato ma, a ben vedere, è una scelta “innovativa”.
     In primo luogo perché è più formativo e interessante guidare i ragazzi alla scoperta dell’Italia – anche e soprattutto quella meno nota – portandoli in destinazioni che, probabilmente, non visiterebbero mai se non in occasione della gita. Ciò contribuirebbe senz’altro a connotare il viaggio d’istruzione come un’esperienza diversa da quella vissuta con la famiglia e gli amici, restituendole al contempo un’identità propria.
     In secondo luogo, la scelta dell’Italia è un elemento ancora più importante, dal punto di vista culturale e sociale, se si considera il ruolo che le istituzioni scolastiche possono e devono avere nell’integrazione dei “nuovi italiani”, questione che sarà ancora più rilevante nei prossimi anni. Il turismo scolastico, dunque, può essere realmente uno strumento operativo che il mondo della scuola potrà utilizzare per facilitare l’integrazione dei ragazzi che provengono da altri Paesi.
Massimiliano Vavassori
Direttore Centro Studi del Touring Club Italiano