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Attività e Programmi Internazionali

Le professionalità (Barbara Tagliolini)

Barbara Tagliolini - esperta, già docente del Corso di laurea in Beni Culturali per Operatori del Turismo (BECOT) - “Tor Vergata”, Roma

     Nella nostra epoca, segnata da grandi trasformazioni e ricolma di opportunità da esplorare, l’industria turistica sposta milioni di persone e si specializza nella produzione di attrazioni sempre più effimere, da consumarsi nell’immediato e prontamente sostituibili da altre più nuove ed invitanti1. La mercificazione invade tutta la realtà: i siti, l’artigianato, la popolazione locale e i turisti. Nasce così il termine turismo culturale, ricollegandolo al Grand Tour per differenziarlo da altri modelli ritenuti meno nobili, in quanto c’è sempre un latente disprezzo antituristico, osserva Jean Didier Urbain2.
      Il turismo, in realtà, anziché solo in un ambito di mercato va pensato in termini di relazioni umane e di contatto culturale che mette in gioco diverse professionalità: i tour operator, i tour leader, i tour escort, gli accompagnatori turistici e le guide. La guida turistica svolge un ruolo fondamentale nel delicato rapporto tra turismo e cultura per il suo compito di comunicazione, mediazione e divulgazione delle conoscenze culturali del territorio italiano3.
     Per la legislazione nazionale è guida turistica chi per professione accompagna persone singole o gruppi di persone nelle visite ad opere d’arte, a musei, a gallerie, a scavi archeologici, illustrando le attrattive storiche, artistiche, monumentali, paesaggistiche e naturali4. Questa dicitura ha dato adito alla confusione tra la figura della guida e quella dell’accompagnatore, professione diversa per oggetto e compiti professionali. L’accompagnatore infatti conduce e supervisiona lo svolgimento del viaggio per conto del tour operator, assicurando il compimento del programma e fornisce informazioni sui luoghi visitati. La guida invece illustra “in situ” ed opera relativamente ad un determinato ambito territoriale per il quale è abilitata a svolgere la professione e che può essere, a seconda dei casi, la Regione o la Provincia di appartenenza5. Secondo la Direttiva Europea essa guida i visitatori nella lingua da loro scelta ed interpreta il patrimonio culturale e naturale di uno specifico territorio per il quale possiede una qualificazione specifica (area-specific qualification) rilasciata e /o riconosciuta dall’autorità competente6. Si comprende facilmente a questo punto l’opposizione delle Associazioni di categoria alla creazione della figura di una guida nazionale, in merito al recepimento della Direttiva 2006/123CE, improponibile per la specificità del “Modello Italia” basato sulla varietà e diversità della cultura materiale a livello regionale, ossia delle evidenze storiche, artistiche, monumentali, paesaggistiche, ma anche dell’intangibile e dell’immateriale come le tradizioni, i costumi, le lingue, le danze, i riti, i giochi e le feste7 . Tutti aspetti che definiscono e caratterizzano il nostro paese, differenziandolo dagli altri, e costituiscono il suo fascino e la sua attrattiva turistica. E’ evidente a questo punto come la professione necessiti di una solida preparazione culturale, accompagnata da una particolare predisposizione naturale al rapporto sociale, la perfetta conoscenza di una o più lingue straniere, competenze adatte ad un pubblico di riferimento di ogni età, di ogni livello culturale, di ogni ambiente sociale e di ogni religione8 . A questo riguardo esiste anche un codice di deontologia professionale approvato dall’Associazione Nazionale Guide Turistiche (ANGT), membra della Fédération Européenne des Associationes De Guides Touristiques (FEG) e della World Federation of Tourist Guide Associations (WFTGA)9.
     La formazione della guida turistica avviene attualmente attraverso determinati corsi di Laurea in Turismo e corsi di formazione regionali, ma è allo studio la creazione di una ulteriore formazione Post Laurea specifica realizzata in accordo con le associazioni di categoria. La riforma degli ordinamenti didattici attuata dalle Università ha introdotto una classe di laurea di primo livello della durata triennale per le Scienze del Turismo (Classe L-15) e di una laurea specialistica in Progettazione e gestione dei sistemi turistici, (LM-49). Questi corsi, pur nella loro diversità, si prefiggono l’obiettivo di fornire un’adeguata conoscenza delle discipline di base geografiche, antropologiche, sociologiche, nonché delle materie umanistiche e giuridiche attinenti alle interdipendenze settoriali del turismo, fornire strumenti culturali e professionali per la programmazione, gestione e promozione del turismo culturale10. Manca però una formazione specifica alla professione che avrebbe dovuto ovviare alla grave disomogeneità dei tanti diplomi, lauree, master, scuole di specializzazione o di perfezionamento post laurea esistenti, anche stabilendo una più chiara distinzione tra gli indirizzi economico-manageriali, sempre prevalente, e quello umanistico, sempre più carente, nell’ignoranza delle valenze storiche, artistiche, monumentali, paesaggistiche e naturali, che fanno dell’Italia un grande museo a cielo aperto. Al di là di una legittima polemica sull’organizzazione dell’offerta didattica, dovuta alla moltiplicazione di insegnamenti, non sempre caratterizzanti e più spesso inutili, c’è da dire che i tagli economici del Governo hanno colpito anche gli Atenei costretti a chiudere corsi di laurea o eliminare insegnamenti, con gravi ripercussioni sulla formazione dei giovani professionisti del domani. In ambito regionale operano corsi di qualificazione professionale che, dopo la frequenza e un esame finale rilasciano la qualifica di guida turistica, ma guardando l’offerta formativa ci si rende conto, tranne pochi casi specifici, che la preparazione è insufficiente. A questo riguardo sembra più che urgente l’obbligatorietà del titolo di laurea, integrato da una preparazione specifica, nelle nuove leggi regionali. Recentemente la Regione Veneto ha introdotto tra i requisiti obbligatori per l’accesso all’esame di abilitazione il titolo di laurea o di diploma universitario, adeguandosi cosi agli standard sulla formazione prevista negli altri Paesi Europei11 . C’è anche da aggiungere che, attualmente, la maggior parte delle guide turistiche italiane possiede già la laurea in Storia dell’Arte, Beni Culturali, Archeologia o Architettura e molte anche il diploma di specializzazione, il dottorato di ricerca o l’abilitazione all’insegnamento. Nell’assenza totale di sbocchi professionali per laureati nelle discipline storico-artistiche la professione è stata scelta da personale qualificato, che possiede competenze specifiche e approfondite anche dal continuo aggiornamento a cui è soggetta e che per la diversificata tipologia dell’utenza compie un servizio personalizzato, didattico e di democratizzazione della cultura.
     Diversa invece la situazione in Europa, sia a livello formativo che di prassi, dove, oltre alle guide turistiche operano altre figure professionali come quelle dei mediatori, animatori o guide territoriali specializzate. In Francia vi sono le guide-interpreti locali o regionali o quelle nazionali che esercitano in tutto il territorio con una autorizzazione rilasciata dal Ministero del Turismo12. Per le guide interpreti nazionali è prevista la formazione liceale e il diploma di qualificazione professionale (BTS), in Animazione e Gestione Turistica Locale (AGTL), di un diploma di Laurea in Storia dell’Arte e Archeologia, (DEUG), in Mediazione Culturale e Comunicazione o in Lingue (LLCE o LEA). Per ottenere la licenza di guide-interpreti regionali si deve dimostrare la conoscenza del patrimonio regionale con una prova supplementare o un esame organizzato dalla Prefettura della Regione. Un ulteriore qualifica è quella della guide–conferenzieri, veri e propri mediatori culturali specializzati la cui licenza è rilasciata dal Ministero della Cultura. E’ riservato ai laureati in Storia, Storia dell’Arte, Dottorandi di Ricerca, Diplomati della Scuola del Louvre o di Belle Arti dopo aver superato l’esame organizzato dalla Direzione Regionale degli Affari Culturali (DRAC) che consente loro di lavorare localmente per un ufficio turistico, un servizio di mediazione culturale, un monumento o un museo. Recentemente sono state create altre figure quali l’Animatore dell’Architettura e del Patrimonio13.
     In Inghilterra le guide turistiche illustrano luoghi d’interesse come le città, edifici storici, giardini, siti religiosi, musei o gallerie e devono aver superato brillantemente gli esami dell’Institute of Tourist Guiding che accorda la licenza a seconda dei livelli di formazione richiesti. Corsi di formazione sono organizzati a livello regionale e locale con lezioni serali e training pratico nei fine settimane e durano dalle 20 settimane ai 2 anni, ma chi è già in possesso della licenza può far parte della formazione organizzata dalle Associazioni di categoria come la Guild of the Registered Tourist Guides che rilascia altri tre livelli di qualifica professionale14.
     Per ritornare in ambito nazionale il profilo della guida copre i diversi ambiti di intervento, siano essi il territorio o il museo, ma spesso essa è messa al margine delle politiche culturali che di fatto affida a figure specifiche in ambito museale la guida alle collezioni. E’ questo il caso dei progetti sperimentali congiunti rivolti agli istituti di ogni ordine e grado e gestiti dal museo, in base all’Accordo-quadro siglato tra il Ministero dell’Istruzione e quello per i Beni e le Attività Culturali, che contemplano, oltre alle attività in loco, anche quelle nel territorio, delegando al personale dei cosiddetti servizi aggiuntivi la gestione delle attività. La stessa situazione si riscontra nei principali siti archeologici in cui operano società private che assumono personale, più o meno specializzato, che opera con funzioni analoghe a quelle di una guida, senza però avere la regolare licenza. Si pone urgentemente il problema di una legge nazionale che regolamenti la professione, anche per mettere un punto sulla polemica che oppone da un lato le guide agli storici dell’arte e agli archeologi, tutte professionalità impegnate nella tutela, valorizzazione e conoscenza del patrimonio italiano nella sua complessità. Per quanto riguarda la situazione museale ICOM-Italia ha approvato una Raccomandazione in merito alla distinzione tra le guide turistiche e gli operatori didattici ed educativi dei musei, che non risolve comunque un argomento di natura giuridica, finché non verranno stabilite delle linee guide delle professioni e delle professionalità del museo e del territorio e finché non si affronterà il tema della cultura in un’accezione più ampia15.
1 Tagliolini B., Itinerari metropolitani del turismo culturale nella società contemporanea. Dall’emulazione del Grand Tour al turismo di massa, in Roma e la Campagna romana nel Grand Tour, Atti del convegno, Roma, 17-18 maggio 2008, Laterza 2009.
2 J. Didier Urbain, L’idiot du voyage. Histoire de touristes, Payot, Paris 2002.
3 B. Tagliolini, Strategie e metodi di mediazione culturale nel turismo, in: «Il Turismo Culturale in Italia tra tradizione e innovazione», Atti del convegno, Roma, 6-7-8 novembre 2003, Società Geografica Italiana, Roma 2005, pp. 321-330.
4 La definizione di guida turistica presente nell’art. 11 della legge 217/1983 è stata recepita, arricchita e integrata nelle vigenti leggi regionali.
5 Le guide turistiche rientrano nella tipologia di lavoratori autonomi o professionisti con iscrizione obbligatoria in appositi elenchi tenuti dalla Regione o dalla Provincia
6 La specificità dell’area geografico-culturale è una caratteristica imprescindibile dell’esercizio della professione di guida turistica. La “competenza” territoriale, comprovata tramite l’esame di abilitazione è ben diversa dall’autorizzazione di cui parla la Sentenza della Corte Costituzionale n° 271/09 e non viola il principio della libera prestazione dei servizi, di cui agli articoli 49 e 50 del Trattato CEE. Inoltre nello Standard Europeo sulla formazione minima richiesta alle guide turistiche operanti nei paesi membri (EN 15565-2008), approvato dal C.E.N. il 7-2-2008, ratificata dal presidente dell’UNI (Ente Nazionale Italiano di Unificazione) ed entrata a far parte del corpo normativo nazionale in data 25-9-2008 è ribadita la territorialità della professionalità della guida.
7 La frase della Direttiva 2006/123/CE, Capo III, Art. 10, punto 4 che riporta: « l’autorizzazione permette al prestatore di accedere all’attività di servizi o di esercitarla su tutto il territorio nazionale», si riferisce al regime delle autorizzazioni e non delle abilitazioni professionali.
8 Sull’argomento: Cfr. F. Negri Arnoldi, B. Tagliolini, La guida al turismo culturale. Dalla formazione all’attività professionale, Carocci, Roma 2003.
9 Si rimanda a: http://www.angtitalia.com; http:// www.feg-touristguides.org; http://wfga.org
10 Tra le Università Italiane che hanno realizzato questi corsi di laurea con particolare attenzione alla formazione delle guide turistiche si segnalano tra le altre: l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata  e quella di Ferrara
11 L’autorizzazione all’esercizio dell’attività è rilasciata dalle Amministrazioni provinciali ai soggetti in possesso della laurea in Lettere con indirizzo in Storia dell’Arte, o Archeologia, o titolo equipollente dopo una verifica sul curriculum scientifico e professionale e su un elaborato relativo ad un sito di interesse storico-artistico-archeologico e ambientale. In altre regioni vige ancora l’esame per i diplomati con una prova scritta e una orale.
12 M. Gellerau, Les mises en scène de la visite guidée. Communication et médiation, l’Harmattan, Paris 2005.
13 Cfr. http://www.an-patrimoine.org/index; http://wwww. tourisme.fr
14 Cfr. Institute of Tourist Guiding
15 Cfr. http://www.icom-italia.org/index
Bibliografia
Gellereau, M. Les mises en scene de la visite guidée. Communication et médiation, L’Harmattan, Paris 2005.
Negri Arnoldi F., Tagliolini B., La guida al turismo culturale. Dalla formazione all’attività professionale, Carocci, Roma 2003.
Tagliolini B., Strategie e metodi di mediazione culturale nel turismo, in: «Il Turismo Culturale in Italia tra tradizione e innovazione», Atti del convegno, Roma, 6-7-8 novembre 2003, ( a cura di Anna Pasqualini), Società Geografica Italiana, Roma 2005
Tagliolini B., Itinerari metropolitani del turismo culturale nella società contemporanea. Dall’emulazione del Grand Tour al turismo di massa, in Roma e la Campagna romana nel Grand Tour, Atti del convegno, Roma, 17-18 maggio 2008, (a cura di Marina Formica), Laterza, Roma-Bari, 2009.
Urbain, J.-D., l’Idiot du voyage. Histoires de touristes, Payot, Paris 1999.