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Attività e Programmi Internazionali

Le “Capitali europee della cultura”: evoluzione e successo dell’iniziativa (Greg Richards)

Greg Richards - Department of Leisure Studies -Tilburg University (Paesi Bassi)

     L’iniziativa “Capitali della cultura europee” (ECOC) costituisce uno dei programmi culturali europei di maggior successo, per il crescente interesse che attira ogni anno da parte di responsabili politici, accademici e media. Poiché sono sempre più numerose le città coinvolte nelle candidature per assumere tale titolo, si avverte oggi una maggiore esigenza di informazione sulla valutazione degli eventi proposti e le città ospiti.
     L’Unione europea sta dedicando una significativa attenzione all’azione ECOC e il processo di proposta, predisposizione di una short-list di città candidate e selezione finale di per sé attira l’attenzione politica e quella dei mezzi di comunicazione. Del resto è proprio questa la maggiore attrattiva delle candidature: in Spagna non meno di 14 città sono coinvolte oggi nella competizione per l’attribuzione del titolo nel 2016!
     L’importanza assunta dall’iniziativa si riflette anche nella accresciuta quantità di ricerche effettuate sull’evento e i suoi effetti. La maggior parte di queste ricerche sono svolte da accademici e sono concentrate sulle politiche intraprese e sul contesto sociale in cui si colloca l’iniziativa. È stato anche redatto uno schema di riferimento per i nuovi studi d’impatto, necessari per affrontare le estese richieste di valutazione dell’Unione europea. La maggior parte di queste ricerche sono sintetizzate nel recente Rapporto curato da Robert Palmer e Greg Richards (European Cultural Capital Report, pubblicato in ATLAS che aggiorna l’originario rapporto prodotto da Palmer per l’Unione Europea (Palmer-Rae 2004).
     Riprendiamo qui alcune informazioni evidenziate da questo rapporto e da altre ricerche sull’argomento.
     Uno dei maggiori cambiamenti di ECOC è costituito dal nuovo sistema di selezione, monitoraggio e valutazione, divenuto ora pienamente operativo. Le città del 2013 e 2014 sono state le prime ad essere selezionate con il nuovo metodo che ha sottolineato l’importanza di avere una proposta forte e bilanciata che possa contare sul supporto di un’ampia gamma di stakeholders dei settori pubblici, privati e del volontariato. Il presidente Sir Bob Scott ha così ricordato i principali criteri adottati dalla giuria nel selezionare per il 2013 la città di Marsiglia:
  • equilibrio fra leadership politica e culturale e tra città e regione;
  • effettivo lavoro di gruppo;
  • pieno appoggio dei partners locali, regionali ed europei;
  • forte supporto del settore privato;
  • “al posto giusto e al momento giusto”, un ponte attraverso il Mediterraneo
     A questo va aggiunto che i membri della giuria, spesso, sono influenzati dalle argomentazioni degli Stati membri.
In questo nuovo panorama possono essere individuate alcune linee di tendenza.
Costi crescenti
      Il budget medio, che prima del 1995 si aggirava sui 25 milioni di euro, è aumentato a 35 milioni nel periodo 1995-2004, a 50 milioni negli anni 2005-2011. Tale aumento è destinato a crescere ancora in futuro, nonostante le restrizioni dei bilanci correnti.
     Nei Paesi Bassi, ad esempio la nuova città di ‘BrabantStad’ (un gruppo di cinque città che lavorano insieme) intende spendere100 milioni di euro in termini di risorse locali e regionali, senza contare i contributi del governo nazionale.
     Questa lievitazione è stata stimolata dal successo di Liverpool che, con un investimento di 140 milioni di euro nel 2008 ha dichiarato di aver raccolto benefici economici superiori a 900 milioni di euro.
Nuovi scopi, nuove città
     Negli ultimi anni sono anche mutati gli scopi, il campo d’azione e la dimensione dell’iniziativa. L’estensione del programma ai nuovi Stati entrati nell’UE dopo il 2004, in particolare, ha portato una quantità di paesi con visioni e sfide diverse. La città di Sibiu capitale della cultura nel 2007, è stata la prima nell’onda dei nuovi Stati membri e la sua esperienza (recentemente valutata nel rapporto curato da Greg Richards e Ilie Rotariu del 2010), costituisce un riferimento per gli altri nuovi partecipanti. L’analisi di lungo periodo (2001-2009) ha mostrato sostanziali benefici d’immagine per la città e i suoi governanti a livello internazionale, un incremento turistico del 25%, un aumento della partecipazione culturale della popolazione che ha maturato maggiore consapevolezza e orgoglio.
Programmi più limitati, focalizzati su temi specifici
     L’evoluzione dell’iniziativa, concepita inizialmente come semplice programma di “festival”, verso obiettivi economici e sociali più ampi ha portato nel tempo ad ampliare enormemente il numero di eventi e progetti: nel Rapporto del 2004 il numero medio di progetti di lungo termine era intorno ai 500. Ora si assiste a un’inversione di tendenza; sembra che le città cerchino di concentrare le risorse su progetti di qualità e di rendere più gestibile l’iniziativa.
Maggiore attenzione all’impatto dell’evento, numerose ricerche
     Su richiesta di Bruxelles, è stato implementato il monitoraggio e la valutazione. I migliori programmi in tal senso sono stati sviluppati da Lussemburgo (unica città che ha beneficiato per due volte del titolo, rendendo possibile un confronto di dati) e da Liverpool. Lussemburgo costituisce un interessante caso di studio anche in virtù dell’alto livello di collaborazione regionale, elemento che sta particolarmente a cuore alla Commissione, come dimostrato dalla scelta recente di Essen, ECOC 2010, sostenuta dall’intera regione della Ruhr.
     Negli ultimi anni si sono moltiplicate le ricerche sulle città capitali della cultura: la bibliografia contenuta nella seconda edizione del Rapporto europeo registra 35 nuove pubblicazioni prodotte solo negli anni 2008-2009 Si è sviluppata inoltre una grande attenzione da parte del mondo accademico che ha creato una rete universitaria delle capitali della cultura europee comprendente oltre 40 istituzioni di 20 paesi europei.
Più capitali della cultura
     Mentre in ambito europeo si è deciso di non includere in futuro paesi che non fanno parte dell’Unione (Stavanger 2008 e Istanbul 2010 sono le ultime non EU-ECOC) i programmi di “capitali della cultura” si sono diffusi anche in altri paesi e continenti (Cultural Capital of the Americas, Islamic Capital of Culture, Canadian Capital of Culture) e in ambiti nazionali (UK Capital of Culture) e regionali. Successi e criticità
     La continua espansione dell’idea ECOC e la sua popolarità risiede nel successo del modello base, che consente alle città di utilizzare un evento culturale principale come strumento per politiche multiformi.
     Il Rapporto Palmer del 2004 individuò un punto di forza nell’alto grado di influenza e negli sforzi congiunti esercitati dalle città stesse e dalla Commissione europea. In generale le città attraverso questa investitura godono di un “lancio” pubblicitario e di una spinta nel finanziamento culturale proveniente da investimenti pubblici nazionali e regionali, mentre la Commissione europea investe una quota del budget totale (nonostante la decisione di triplicare il livello di finanziamento a €1.5 milioni per città).
     Un altro elemento positivo è dato dalla possibilità di raggiungere diversi obbiettivi, dallo sviluppo culturale alla riqualificazione urbana, dalla coesione sociale a un cambiamento d’immagine. Aver caricato l’evento di un gran numero di aspettative rende d’altra parte sempre più cruciale l’esercizio della valutazione dei risultati.
     Nel recente volume Eventful Cities: Cultural Management and Urban Regeneration (maggio 2010), Greg Richards e Robert Palmer analizzano perché le città hanno bisogno di eventi e quali benefici possono trarre da un’“abbondanza di eventi”.
     Nonostante i risultati positivi sopra descritti, l’esperienza ECOC ha evidenziato anche alcuni problemi. Le difficoltà più frequenti si presentano in relazione alla governance, alla leadership, alla gestione, al finanziamento, alle pubbliche relazioni. Molte città sono riuscite a “nascondere” le difficoltà interne al pubblico, in altri casi è stato necessario controllare l’immagine esterna con notevoli spese per pubblicità o relazioni con la stampa.
     L’esperienza di Vilnius e di Pecs, che si sono trovate di fronte a carenze organizzative e finanziarie, ha dimostrato che non basta vincere il titolo, ma occorre lavorare duramente per raggiungere i risultati attesi.
Conclusioni
     Il titolo di capitale della cultura è diventato la maggiore opportunità per cambiare l’immagine delle città e inserirle nella mappa europea. Mentre nel passato si era enfatizzata la proiezione di un’immagine positiva all’esterno del Paese, sembra che oggi le città pongano maggiore attenzione allo sviluppo interno dell’identità culturale della città e dei significati che può assumere per i suoi cittadini, mentre si trasmette un’immagine con essi compatibile.
 
BIBLIOGRAFIA
- Luxemburg and Greater Region (2008) Luxemburg and Greater Region European Capital of Culture 2007: Final Report.
- Richards, G. and Rotariu, I. (2010) The Impact of the 2007 European Cultural Capital in Sibiu: A long term perspective. Editura Universităţii „ Lucian Blaga” din Sibiu, 2010. ISBN 978-973-739-954-0
- Richards, G. and Palmer, R. (2010) Eventful Cities: Cultural Management and Urban Revitalisation. Elsevier: Oxford.
- Richards, G. and Palmer, R. (2009) European Cultural Capital Report, volume 2. Arnhem: ATLAS
   
 Città europee “capitali della cultura” 1985-2013
Nel 2019 una nuova città italiana sarà eletta “Capitale europea della cultura”
La Decisione 1419/1999/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 maggio 1999, riguardante un'azione comunitaria a favore della manifestazione «La capitale europea della cultura" per gli anni dal 2005 al 2019 modificata dalla Decisione 649/2005/CE è scaricabile dal sito The Eruopean Union On-Line o dal sito EUR-Lex.