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Attività e Programmi Internazionali

I principali risultati di una ricerca sperimentale (Enrico Bertacchini)

di Enrico Bertacchini (Università degli studi di Torino, Dip.di Economia, Centro Studi Silvia Santagata, EBLA)


L’indagine, condotta dal Centro Studi e Ricerche di Civita e da Unicab Italia su sollecitazione del Comitato Tecnico Scientifico del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, si era posta l’obiettivo di analizzare il potenziale comportamento dei visitatori ai musei Italiani nell’ottica di rivedere gli obiettivi e disegnare nuovi scenari di una politica culturale di sostegno all’aumento dei contributi privati all’arte e alla cultura.
Dato il numero limitato di informazioni sulle donazioni reali per il patrimonio culturale, l’ analisi si fondava sul metodo dell’indagine campionaria condotta mediante il sistema CATI (Computer Assisted Telephone Interviewing). Il questionario si componeva di due parti principali. La prima chiedeva all’intervistato di scegliere a piacere un importante museo o sito archeologico della sua regione. Da tale quesito è derivata una pluralità di musei o siti potenziali oggetti di donazione. In questa prima fase si sono anche raccolte le informazioni riguardanti l'esperienza individuale sulle donazioni e il profilo socio-economico dell’intervistato.
La seconda parte del questionario presentava gli scenari potenziali entro cui si sollecitava la disponibilità a donare degli intervistati. Al fine di valutare il ruolo dei diversi incentivi per la donazione, è stato costruita una semplice struttura analitica articolata in due fasi. Nella prima fase, gli intervistati sono stati invitati a dichiarare la loro disponibilità a donare per il museo prescelto, secondo uno scenario senza incentivi di sorta. Questa scelta è stata considerata come una forma di puro comportamento pro-sociale, senza alcun ulteriore incentivo. La risposta a questa domanda rappresentava il caso di base per testare l'efficacia di ulteriori incentivi e contesti legati alla possibilità di donare. Nella seconda fase, gli individui sono stati invitati a rispondere se avrebbero modificato l’importo donato alla luce di tre nuovi scenari indipendenti: la presenza di incentivi fiscali, la presenza di incentivi in termini di reputazione e il contesto di trasparenza nella destinazione e uso efficiente dei fondi donati. La stessa domanda è stata posta a coloro che hanno dichiarato di non essere disposti a donare nella prima fase. Tutte le domande riguardanti i tre scenari sono state poste in modo casuale in ogni intervista, al fine di evitare effetti di trascinamento e influenza reciproca.
Per quanto riguarda gli incentivi fiscali è stato proposto il regime standard italiano, cioè sgravi fiscali per le singole donazioni a un livello del 19% dell'importo donato. Nella nostra impostazione sperimentale, è stato poi proposto anche uno scenario di ulteriore incentivo fiscale al 50% al fine di controllare le reazioni degli intervistati a fronte di un aumento significativo dell’incentivo monetario. Per lo scenario degli incentivi reputazionali, agli intervistati sono stati proposti diversi meccanismi di visibilità e riconoscimento, secondo l'importo donato (inserimento nell’elenco pubblico dei donatori, targhe di riconoscimento, etc.). Infine, l'ultimo scenario si riferisce alla responsabilità nella gestione e destinazione dei fondi raccolti, in modo tale che i donatori ricevano informazioni chiare e dettagliate su come e per quali progetti il loro denaro sarebbe stato utilizzato.
Per quanto riguarda gli esiti quantitativi si è notato che il 32,7% degli intervistati, 327 su 1000 individui, si è dichiarato disposto a donare a un museo italiano o ad un sito culturale situato nella propria regione di residenza. La donazione media è risultata essere di 70,81 € con un minimo di 1 € e un massimo di € 2.000. Questo risultato deriva dallo scenario di base in cui gli individui dovrebbero comportarsi in modo neutrale, senza alcuna forma esplicita di incentivi o di altri benefici potenziali.
Le donne sono risultate più suscettibili a contribuire rispetto agli uomini e donano un importo maggiore. Gli occupati hanno una maggiore propensione a donare e contribuiscono un importo maggiore rispetto alle persone non occupate. Per quanto riguarda l'età dei donatori, i dati hanno indicato che i giovani sono più disposti a donare al patrimonio culturale. Tuttavia, l'importo medio aumenta con l'età dei donatori. Allo stesso modo, la percentuale di donatori è apparsa più alta nel Sud d'Italia, ma l'importo per donatore in quest’area è sensibilmente inferiore a quello dei donatori del Nord e Centro. Infine, il livello di istruzione dei donatori appare influire positivamente sia sulla propensione a contribuire che sull'importo della donazione.
Approfondendo l’analisi del gruppo dei donatori, alcune domande dell'indagine hanno rivelato che i meccanismi di anonimità nelle donazioni sono stati scelti dal 61% dei donatori. Una prima spiegazione per questo risultato è che in Italia la maggior parte dei donatori pro-sociali puri preferisce non apparire. Un'altra possibilità è che la scelta dei meccanismi della donazione anonima siano legati alla dimensione di un contributo insignificante che non merita visibilità.
Inoltre, si è osservato che il 78% del campione dei donatori è motivato da valori d'uso passivo del patrimonio culturale (l'esistenza, il valore intergenerazionale e di opzione), il 17% è motivato da ragioni di valore d'uso (vale a dire il miglioramento della qualità dei servizi per i visitatori, l'acquisizione di nuove opere), mentre solo una piccola percentuale (1%) giustifica il suo contributo con la “gioia del donare”. Questi risultati hanno confermato che le principali motivazioni intrinseche non sono direttamente connesse con l'uso diretto del bene culturale, ma con preferenze legate al suo valore collettivo.
Per quanto riguarda i non-donatori, la maggioranza (47%) di coloro che non sono disposti a contribuire al patrimonio culturale ha dichiarato di avere priorità per la donazione in altri settori di beneficenza e il 25% ha dichiarato che non è giusto contribuire oltre all’attuale spesa pubblica.
La seconda fase dell’analisi si è concentrata su come i nuovi scenari di incentivi e condizioni modificano la scelta di donare espressa dagli intervistati. La proposta di incentivi fiscali al 50% ha raccolto 166 preferenze mentre lo scenario di maggiore trasparenza e responsabilità nella gestione dei fondi ha attratto 191 donatori. Di conseguenza, anche il numero di non-donatori si è ridotto e al contempo, quasi la metà dei donatori pro-sociali puri è stata attratta dai nuovi scenari più favorevoli o più rassicuranti. In ogni caso, il gruppo di donatori pro-sociali puro ha rappresentato ancora una buona parte dei donatori totali: sono 122 e l'importo medio che hanno dichiarato di donare è 60,16 €.
Per quanto riguarda le politiche fiscali a favore delle donazioni, gli incentivi fiscali al 19% non sono più apparsi un meccanismo di incentivazione appetibile. Come era logico attendersi, il regime fiscale proposto al 50% è stato scelto dall’ 83% di tutti gli intervistati attratti da incentivi fiscali. La reputazione ha confermato il profilo elitario di questa scelta, con un piccolo gruppo di 16 persone, il cui contributo medio è di 542,62 €. La condizione per la trasparenza e la responsabilità ha fornito il risultato più interessante, soprattutto per il caso italiano in cui l'opinione degli elettori sull’efficienza dello Stato è generalmente bassa. Stimolate dalla possibilità di contribuire al patrimonio culturale all'interno di un contesto efficiente, 191 persone hanno scelto questa possibilità con una donazione media di 123,48 €. Trasparenza e responsabilità sono apparsi anche i principali attrattori dei non donatori iniziali.
Concludendo, i principali risultati relativi alle motivazioni intrinseche hanno confermato che:
   - la maggiore istruzione è collegata con una maggiore probabilità di donare e con un più alto contributo,
   - le esperienze di donazione passata, e in particolare le donazioni in cultura e arte, contano nel determinare la volontà di donare per un museo. Tuttavia, il livello delle donazioni precedenti sembra non influenzare l'importo donato,
   - maggiore è l'importanza attribuita dai partecipanti alla conservazione del patrimonio culturale più alta è la probabilità di donare e tanto maggiore è l’importo versato.
A parte la politica degli incentivi fiscali, tutte le altre politiche incentivanti testate non comportano costi a carico del bilancio dello Stato e richiedono solo nuove regolazioni:
   • che i codici sociali che inducono il cittadino a donare siano implementati e facilmente operativi in un contesto di anonimità;
   • che sia garantito che il contributo privato rimanga al museo dove è stato versato, attraverso l’uso di un fondo dedicato;
   • che il contributo sia trasformato in reputazione personale o familiare attraverso le forme più opportune di pubblicità.
Il maggiore livello di trasparenza è apparso chiaramente influente sui comportamenti dei donatori, che vogliono garanzie circa la destinazione finale dei loro contributi. Lo scenario della trasparenza è quello che ha attratto il maggior numero di intervistati che, in sua assenza, non avrebbero donato del tutto. La grande rilevanza della trasparenza indica un giudizio severo degli italiani verso la gestione del patrimonio culturale e del suo finanziamento. La valorizzazione della dimensione locale è apparsa importante anche per accrescere la trasparenza dei processi di spesa.
C'è infine una questione generale che rende oggi problematica la donazione in Italia, ed è la mancanza di autonomia della maggior parte dei musei e istituzioni culturali. Oggi, un museo non può nemmeno collocare una teca per la raccolta di piccole sottoscrizioni volontarie. Ripensare la natura giuridica del museo, specialmente di quelli statali, e, conseguentemente, il loro funzionamento è la premessa per consentire che le donazioni assumano una rilevanza significativa anche nel nostro paese in quanto un museo più autonomo potrebbe operare per creare legami forti con le collettività e il territorio; far partecipare attivamente i donatori alla definizione e alla realizzazione di obiettivi condivisi.